Il modello Riace e il diritto di cittadinanza

Mimmo Lucano è stato arrestato. Sindaco da tre mandati alla guida di Riace è da ieri agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e affidamento fraudolento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti a due cooperative della zona.

Mimmo Lucano detto U Curdu divenne Sindaco 15 anni fa e Riace era un paesino abitato da 400 anziani, impoverito, quasi fantasma. Da allora, in seguito agli sbarchi, Lucano ha deciso di ospitare i migranti nelle case abbandonate del centro, integrando persone nel tessuto sociale, inserendole nelle maglie della vita quotidiana di un piccolo paese fatto di botteghe artigiane di tessuti e ceramiche. E lo ha fatto da amministratore pubblico, da uomo delle istituzioni, portando Riace a superare i 2000 abitanti.

Dopo 15 anni si parla del “modello Riace” che ha letteralmente salvato il paese dello spopolamento e ne ha rivitalizzato l’economia. Ne parla la rivista Fortune che nel 2016 l’ha inserito tra i 40 uomini più influenti del mondo; ne parla la BBC, il Sole24ore, ne parlano i riconoscimenti all’estero tra i sindaci migliori per visione, passione e competenza.

Ora Mimmo Lucano è stato arrestato per aver forzato la legge. Dall’intervista appena dopo l’interrogatorio pronuncia la frase “Mi stanno accusando del reato d’umanità”. Viene da pensare che se la legge è illegittima, ciò che è legittimo non è illegale. Secondo i magistrati ci sono lati oscuri, forzature, mancanze ma il processo è, ovviamente, già iniziato: era già iniziato da alcuni anni, con Minniti, dove i fondi per il sistema SPRAR iniziavano a chiudersi insieme alle frontiere e continua, con forza, con Salvini che ha capito il punto nevralgico del modello Riace, ovvero la cittadinanza.

Il diritto di cittadinanza è la paura più grande per chi governa poiché distrugge ogni retorica populista, aumenta a dismisura le possibilità e le ricchezze civili, sociali, politiche, culturali e, soprattutto, economiche.

«Ho sempre creduto nell’idea di una cittadinanza attiva che deve avere consapevolezza di ciò che accade nella società e nel mondo. Da sindaco, oltre ad occuparmi delle buche e delle questioni ordinarie ed amministrative, ho compiuto dei percorsi più ampi costruendo una nuova comunità. Ho pensato globale, per agire localmente. Ora viviamo l’epoca dei muri, dei campi di internamento, dei lager libici, degli odi superficiali, di una regressione delle coscienze. Allora, il messaggio che viene da una piccola comunità dove c’è una storia di emigrazione, perché noi in passato siamo stati emigranti (e troppo spesso ce lo dimentichiamo), è di non rimanere indifferenti a ciò che ci circonda» dice Lucano in un’intervista.

Intanto il Presidente della Repubblica Mattarella ha firmato il cosiddetto decreto legge Salvini sui migranti che regola proprio, rendendo più difficile, l’acquisizione della cittadinanza, oltre a rendere complessa la richiesta di “motivi umanitari”, a depotenziare lo SPRAR, insomma a restringere, a chiudere le nostre comunità alzando barriere, ostacoli e muri. Intanto, da fonte dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), il tasso di mortalità lungo la rotta del Mediterraneo centrale non è mai stato così alto: nel settembre del 2018 il 20 per cento di chi è partito dalla Libia risulta morto o disperso.

Com’è possibile non vedere in tutto questo una strategia? Quanto può far paura una soluzione così semplice applicata da una persona umile e determinata? Wim Wenders ha girato a Riace il documentario Il volo. Presentandolo a Berlino, dichiarò che in Calabria cadono muri ancora più importanti di quello abbattuto 27 anni fa in Germania. Un muro che cade, una mano che si tende, comunità che si unificano e che ricostruiscono, insieme, una città, rifondando concetti, superando crisi e annullando l’interminabile paura del diverso. Cosa c’è di peggio per chi instilla paura per costruire consenso?

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